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UNA SERATA SPECIALE CON ... AMICI VERI

UNA SERATA SPECIALE CON ... AMICI VERI - MASTERCROSSMTB

            UNA SERATA … DICIAMO SPECIALE

E’ qui la festa, al ristorante Daesy di Cassano Magnago. Sembra lo spot per propagandare un locale o un prodotto tecnologico e invece no, è semplicemente una rimpatriata con degli amici molto particolari, diciamo pure … speciali. L’appuntamento era per le 20,00 ma loro, un’ora prima erano già lì, lo sapevamo, hanno i loro orari e i loro tempi. I promoter della serata sono sempre loro, gli sportivi dell’Udace, quelli che vanno a cavallo di una bici e quando possono dividono il mantello con queste care persone, colme d’umanità che s’accontentano di poco, si emozionano per una carezza e ti scaldano il cuore con un abbraccio che sentiamo fraterno. Marcello Crespan, il loro Big President,  fa gli onori di casa e ringrazia con quella raffinatezza  figlia delle buone maniere, coloro che ancora una volta rendono possibili questi piccoli miracoli. Bruno Gibbi, consigliere nazionale Udace, prende la parola per dire una cosa molto semplice: ” Non è mio potere prevedere il futuro ma, conoscendo il gruppo di lavoro dei nostri e vostri amici sportivi , non è difficile prevedere chi incontreremo ancora”. Ospiti graditissimi Sandro Cardi e Signora, sportivi ciclisti nel DNA  ma di un’altra  “parrocchia”  che con discrezione ci fanno notare che loro hanno vissuto in famiglia il dramma della disabilità e sanno molto bene cosa vuol dire portare una croce e cantare la messa. Commovente l’intervento del “nostro” Claudio Giudici che nella A.F.P.D.  conoscono molto bene: “Amici, oggi per me è una serata speciale, sto attraversando un momento davvero particolare e questa serata ci voleva perché mi fa più bene di una terapia e mi solleva il morale”. Poi rivolgendosi a Elena prosegue: “Come ti devo chiamare? Amica, sorella, cugina? Sono io che ringrazio te e i tuoi compagni dell‘associazione, per tutto l’amore che ci garantite, e non importa se non mi vedrai mai, sono esattamente come mi immagini”. A questo punto, un dirigente dell’associane legge una poesia di Rino Gariboldi che chi scrive l’ha trovata sulla Prealpina, il titolo è provocatorio : Handicàa, che ha scosso tutti! Ad un certo punto si sente un pianto provenire dalla carrozzina di Mario, un gigante di un metro e novanta devastato da un incidente e da allora non muove altro che un dito, lo stesso che usa per comunicare tramite un lettore elettronico perché anche le corde vocali sono state recise. Sul suo display esce questa frase : ho  gambe e mani che non uso, ma sono felice, grazie Carmine. Un applauso convinto tranquillizza tutti i ragazzi speciali e torna l’allegria, qualcuno di loro prende il microfono e abbozza una canzone, altri ne approfittano per ringraziare e per chiederci se li portiamo a ancora a Macugnaga in gita e la risposta non può che essere: crisi o non crisi vi porteremo ancora e magari il “Condor” Sottocorna ripeterà la gita sul battello Sempione del Lago Maggiore, perché al Dio dello sport, quando ci  chiederà cosa ne è stato  dei ... talento che ci ha dato ( Matteo 25 ), risponderemo che lo abbiamo fatto fruttare nell’ente degli amatori e gli interessi li abbiamo devolutivi ai fratelli più piccoli che hanno il sacrosanto diritto di passare qualche serata in un contesto sportivamente dignitoso e poi,  di fronte ad un disabile non ci si gira dall’altra parte, specialmente  se intorno a noi c’è  gente come Sergio Poletti e quelli che a vario titolo ci hanno aiutato come hanno potuto, nel memorial Ferruccio Minato, un patriarca di  Cassano che diciotto anni fa ci chiese di organizzare una gara e da allora abbiamo incontrato …  l’handicap.

CARMINE CATIZZONE



HANDICAPAA

 

 

Parchè, Signur, damm  do gamb par camminàa?

 

Perché, Signur, damm duu brasc par lauràa?

 

Parchè, se ra vita l’è inscì bela, mi, g,hò de pasala in caruzzela?

 

I mè labri ‘i’è senza forz, mi, sunt forsi nassùu mort.

 

Ra mè ment la scapa via, tanti volt mè vegn l’arlia de finila cunt sta cruus

 

e seram dentar senza luus.

 

Mi me ciami handicappa, mi sunt scomud , disperàa  e voj poch, dopu tutt.

 

Quell che cerchi ghe l’hann tucc, pudèe cuur in mezz aj pràa,

 

su i muntagn pudèe andàa, voj balàa, andàa in bicicleta, anca mi vegh la mè vita.

 

L’è invidia? Gelusia? Che ‘ra ment la porta via? Sunt rabiàat, incarugniit, ma parchè suta sufrìi?!

 

Poo, me pasa ‘sti pensèe e ancamò a vinc ‘r’amur! L’è d’amur che g’ho bisogn,

 

che me juta in di mè sogn, me risana, me fàa cuur, podi tutt cunt un poo d’amur!

 

E  ti, homm, che te podet damel, fame minga suspiràa,

 

se de nò, mi dèvi ditel, te se tì l’handicapàa.

 

Rino Gariboldi