Home » Non solo master » I NOSTRI RAGAZZI ... » IO LA VEDO COSI'

IO LA VEDO COSI'

IO LA VEDO COSI' - MASTERCROSSMTB

 IO LA VEDO COSI'

 

Quarant'anni. Di vita e (c'è chi dice ahimè e chi fortunata te!) di bici.
Ho conosciuto il ciclismo agonistico cicloamatoriale andando a prendere il numero di gara a Papà e Zio, diciamo che erano gli Anni tra il 70 e l'80, quando se avevi cinque amici per gli incroci e uno per la macchina da mettere davanti al gruppo organizzavi la gara su strada, da noi qui a Vercelli c'era un Signore che si chiamava Marcone, a volte ricordo i racconti che sentivo a tavola di gare nate dal mercoledì alla domenica, per riempire un vuoto del calendario. Il ciclocross da noi lo facevano in campi di granoturco che diventavano pantani, due assi da saltare, tre fossi, una cinquantina di paletti e una trentina di "matti" che si divertivano a fare fatica in bici anche d'inverno, quando la maggior parte degli altri faceva riposo, al massimo un po' di palestra (perché non c'era il windstopper ma la lana che d'inverno si marciva), poi i più fortunati puntavano la Riviera Ligure a febbraio, per quella settimana di ferie che ti faceva mettere le basi per stagione e via dalla prima domenica di marzo (di solito un freddo bestiale) fino a settembre su strada.
Adesso sono cambiati i materiali, in parte (ce lo ripetono tutti!) le stagioni (che poi autunni e inverni secchi e tiepidi ne ha sempre fatti, così come primavere ed estati piovose...ma li sopportavamo meglio, forse perché non avevamo IL METEO.IT che ci dava le statistiche ogni secondo!). Soprattutto sono cambiate le regole, i "doveri" di chi si mette in gioco per organizzare. Chi organizza una gara oggi deve garantire tanto, soprattutto per la sicurezza di chi ha il diritto di partecipare, ci vuole il medico, l'ambulanza (dal 2016 pare anche il defibrillatore obbligatorio), ci vuole il locale per il controllo antidoping (perché siamo cicloamatori ma qualcuno a volte "stona" e allora capita che ci siano dei medici preposti a pizzicare chi bara), su strada ci vogliono le motostaffette preparate, cartellinate, ci vogliono l'inizio gara, il fine gara...tante cose in più di una volta...per cercare di garantire il più possibile la sicurezza di chi corre. Il CX che prima facevano in pochi adesso è più amato, per i materiali, per i percorsi, per la possibilità di poterlo conoscere anche con la mountain bike, forse per una mentalità ciclistica che è diventata più a 360 gradi, che spazia dai circuiti alle granfondo, dalle scatto fisso alla pista, uno scoprire e a volte un riscoprire (come le bici storiche da Eroica). Cambia tutto. Si evolve tutto. In questi 40 anni sono passata, giusto per la cronaca, anche nel ciclismo di Serie A, quello femminile si chiama Donne Elite. Ho portato la borraccia a una bi-Campionessa del Mondo su strada, a una plurimedagliata della pista, ho finito due Giri d'Italia e sono pure arrivata in fuga a una tappa della Grande Boucle. Diciamo che di asfalto sotto le ruote ne ho messo un po'...(per fortuna i tagliandi per ora sono sempre andati bene e il motore gira ancora). Poi ho iniziato a mettere sotto le ruote anche un po' di "pauta" (dicesi fango all'italiana), un po' di ciclocross (consapevole che quello "vero" è altra cosa), ma mi garda ogni tanto ritrovarmi con altri 130 amici intorno a un laghetto, oppure tra le giostrine di un parco giochi. Ho pure pensato di coinvolgere alcuni Amici in un Volo solidale, ciclocrossando sotto le stelle per volare, con il cuore e la forza di una passione comune, oltre l'ostacolo.
Vabbè vengo al dunque. Mi piace il ciclismo. Ce l'ho nel sangue. E non credo ci sia di che vergognarsi se il sangue nelle vene è naturale. Seguo con interesse e ammirazione chi su due ruote a pedali ci va per mestiere, facendo della propria passione un lavoro. Posso dire di capire cosa significa pedalare, per ore sotto il sole caldo, oppure nel gelo di una Milano-Sanremo che non ti aspetteresti con la neve ma si sa che il tempo...fa come vuole lui. Posso dire di sapere quanto sia bello uscire da scuola e pedalare, avere le vacanze a Natale, a Pasqua o tutta l'estate libera per pedalare, perché ci sono passata. Posso dire di sapere cosa significa avere un lavoro part-time e poi pedalare, perché l'ho fatto. Posso fortunatamente affermare di sapere cosa significa allenarsi contro il tempo, in pausa pranzo per rispettare gli orari di un lavoro a tempo pieno.
Diciamo che mi sento nella condizione di potermi vantare di avere masticato un po' di bici, da poter dire di aver conosciuto la differenza tra diritti e doveri. Allora credo che l'organizzatore di una gara abbia il dovere di garantire tutto quello che i regolamenti gli impongono, per la giuria, per la sicurezza...tutto. Poi ci siamo noi, i partecipanti. Abbiamo il diritto di scegliere dove correre (a volte non ci rendiamo conto di quanto questo sia una fortuna, pensare ai Prof che magari vogliono fare il Giro di Lombardia e invece devono andare a bere vodka dallo sponsor...), abbiamo il dovere di rispettare le regole, gli avversari ma anche i giudici di gara e gli organizzatori. Abbiamo il diritto di fermarci a bere un bicchiere di thé caldo o mangiare un crostino al gorgonzola (se chi organizza ha pensato di predisporlo, senza obblighi), abbiamo il piacere di farci fotografare o filmare, abbiamo però anche il dovere di rispettare tutto e tutti, prima, durante e dopo la gara, con il buon senso e la consapevolezza che siamo andati a divertirci, a fare della nostra passione per la bici un momento di svago che (troppo spesso lo dimentichiamo) riusciamo a "sfogare" solo e se qualcuno organizza momenti che finalizzino le nostre "fatiche" settimanali. Essere educati non significa farsi andare bene sempre tutto. Si può anche avere qualcosa da dire. Anche magari solo per un cesto o un fiore di meno, per una classifica di troppo o per un numero saltato. C'è sempre però "modo" per dire le cose o per scriverle. Credo che ogni tanto a tutti quanti noi cicloamatori della domenica farebbe bene fermarsi un attimo a riflettere su una cosa: quanto siamo fortunati a poter fare quello che ci piace. Giovani e meno giovani, donne e uomini. Se andiamo a correre la domenica (a volte anche il sabato) è perché siamo in salute, perché possiamo lasciarci i problemi (piccoli o grandi che siano) da parte per un momento e non è cosa da poco questa! Possiamo vincere o perdere. Possiamo gioire per un piazzamento o avere il rammarico per una mancata vittoria. Possiamo sentirci tutti quanti Campioni, per una maglietta indossata o anche solo per una cima raggiunta qualche secondo più veloce dell'ultima volta. Possiamo pedalare. Possiamo vivere la nostra passione per il ciclismo. Ne abbiamo tutto il diritto ma abbiamo tutti quanti, chi corre, chi tifa, chi ci accompagna il dovere di rispettarci a vicenda e di non rovinare mai la festa, prima, durante e dopo...

 

SAMANTHA "TSUNAMI" PROFUMO

 

 

 

 

 

CICLOTURISTICA CON DIEGO ROSA E JACOPO MOSCA

CICLOTURISTICA CON DIEGO ROSA E JACOPO MOSCA - MASTERCROSSMTB

CLICCA SULLA FOTO PER L'ARTICOLO DI V. ZULIANI

GUARDA IL NOSTRO CANALE YOUTUBE

MASTERCROSSMTB CHANNEL

MAGICO TEMPE SFIDA ...L'IMPOSSIBILE

MAGICO TEMPE SFIDA ...L'IMPOSSIBILE - MASTERCROSSMTB

CLICCA SULLA FOTO PER L'ARTICOLO DI L. FORNASIERO

WEEK.END IMPORTANTE PER I PADOVANI

WEEK.END IMPORTANTE PER I PADOVANI - MASTERCROSSMTB

CLICCA SULLA FOTO PER L'ARTICOLO DI L. FORNASIERO

Team Armistizio Zerolite in festa

Team Armistizio Zerolite in festa - MASTERCROSSMTB

CLICCA SULLA FOTO PER L'ARTICOLO DI L. FORNASIERO

RIUNIONE PROVINCIALE PD IL 27 C.M. A TORREGLIA

RIUNIONE PROVINCIALE  PD IL 27 C.M. A TORREGLIA - MASTERCROSSMTB

CLICCA SULLA FOTO PER L'ARTICOLO DI L. FORNASIERO

MEMORIAL VILMA E LUIGI DONDI A MASSERANO

MEMORIAL VILMA  E LUIGI DONDI A MASSERANO - MASTERCROSSMTB

CLICCA SULLA FOTO PER L'ARTICOLO DI C.N.

CAMPIONATO SOCIALE PEDALE CARMAGNOLESE

CAMPIONATO SOCIALE PEDALE CARMAGNOLESE - MASTERCROSSMTB

CLICCA SULLA FOTO PER L'ARTICOLO DI V. ZULIANI