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IL CANTO DEL CICLOCROSS

  Il Canto del Ciclocross


22 gennaio 2014 alle ore 7.06 

Ci sono canzoni, musiche o sinfonie che rimangono nella storia, e che per motivi differenti, personali, entrano nella nostra vita e si fissano in modo indelebile nella nostra mente.

Combinazioni di suoni e parole che sfiorano il cuore, posano semi che nel tempo germogliano, mettono radici profonde che niente e nessuno possono estirpare…li chiamiamo ricordi.

Musicisti o parolieri poetici che hanno creato capolavori con sette semplici note accostandole tra loro, con passione e maestria, regalandoci melodie sublimi.

La mia bicicletta di “note”, di ruote... ne ha solamente due e io di sicuro non sono un grande “musicista”, ma domenica 19 gennaio, nel pentagramma del fossato del Castello di Belgioioso partecipando ai Campionati Italiani di Ciclocross… “le mie corde hanno vibrato” e dalla combinazione dei fili del cambio, dai raggi delle ruote, della marea di fango sotto, sopra e “dentro” di me è nato uno di quei canti che so, non mi abbandoneranno mai.

A fine gara ho sentito qualcuno dire “ciclocross d'altri tempi”...io non lo so se è vero o meno, può essere; i tempi sono cambiati, i materiali anche, ma di sicuro la fatica è la stessa, quella non cambia.

Prendete una vecchia foto in bianco e nero di una qualsiasi gara di ciclocross “d'altri tempi” e prendetene una a caso delle tante a colori scattate domenica...guardate le facce, scoprirete che la smorfia di fatica è la stessa.

Allo stesso modo prendete una foto di uno qualsiasi dei vincitori di domenica e una a caso di uno, come me, che è arrivato indietro...molto indietro...anche in questo caso l'espressione sul viso è la stessa...la stessa fatica per tutti.

Per me, la gara di domenica a Belgioioso è stata l'essenza del ciclocross. Uno sport che dentro di se ha un po' di ognuna delle altre discipline ciclistiche: si usa una bici molto simile a quella da corsa, spesso si percorrono tracciati da mountain bike...sempre si “spara tutto e subito” come in una cronometro, ma nello stesso tempo è anche uno sport assolutamente unico.

                       

 Immaginate per un attimo di dover correre a piedi e a perdifiato, sotto una pioggia battente, per tre o quattrocento metri in mezzo a un fango che ti arriva alle caviglie, che ti avvinghia e che cerca di strapparti le scarpe dai piedi. Immaginate che in questa corsa ad un certo punto dovete saltare degli ostacoli. Immaginate di trovare, alla fine della vostra folle galoppata, una lunga scalinata da fare...riuscite ad immaginarlo? Bene...ora pensate di farlo con una bicicletta appesantita dal fango su una spalla...e una volta usciti da questa sorta di “inferno” di fatica un brevissimo tratto asfaltato che vi porta in altro fango. La bicicletta che come un bimbo capriccioso non ne vuole sapere di camminare e la devi riprendere in spalla...e poi ancora fango, altra fatica...siete riusciti ad immaginarlo?

Foto

                

Io so cosa si prova a farlo ma non so spiegarvi come vorrei il profondo piacere nel riuscire a portare a termine una cosa simile. All'arrivo uno dovrebbe prendere un seghetto da ferro e tagliare a metà la bicicletta...e invece non vede l'ora che passi velocemente la settimana per essere ancora sulla linea di partenza di una nuova gara, di una nuova sfida...questo è il canto del ciclocross, questa è la magia della bicicletta.

Domenica a Belgioioso le mie corde hanno vibrato profondamente.

Dal mio strumento, la mia bicicletta, è nata una canzone incredibilmente bella, vera...e solo mia.



Stefano Costa








 

Grazie Stefano. Con  la tua consueta discrezione ci hai voluto fare un regalo che accettiamo con vero trasporto. Grazie perchè con parole vere e delicate come solo i poeti e gli innamorati sanno trovare, hai magistralmente raccontato lo sforzo che esalta le rughe scavate nel viso dalla fatica e  lo sguardo perso verso l'infinito che profuma di passione. Con questa "poesia" hai saputo trovare la luce come fanno i pittori che mettono in risalto aspetti significativi e intimi dello sport, quello vero, sano e  puro. A nome mio personale ma anche, credo, di tutta la collettività amatoriale, ti salutiamo con i più alti sensi di stima.
N.B. Ricordo che Stefano ha iniziato a correre il ciclocross grazie all'amico fraterno Angelo Tosi e come molti di noi se n'è innamorato perso.
 
CARCATI
  

 

 

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