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CARO MAESTRO, TI SCRIVO PER RICORDARTI

CARO MAESTRO, TI SCRIVO PER RICORDARTI - MASTERCROSSMTB

Caro  Sergio,  Caro  Maestro,

é  con  un  certo  timore  che  mi  accingo  ad  esprimere  i  miei  pensieri  sul  dolore  che  prende  l’animo  quando  si  rimane  orfani  di  un’amicizia  che,  seppur  breve  in  termini  di  tempo,  è  stata  immensa  nel  suo  valore.

Timore  dovuto  al  rimorso  di  non  aver  trovato  tempo  per  darti  quell’amicizia  che  ti  meritavi.

Ti  ho  lasciato  solo  nel  tuo  cammino  verso  la  fine.  Credimi  Sergio,  ho  visto  più  di  un  amico  morire:  soffrendo  fisicamente  e  moralmente  e  questo  mi  ha  lasciato  senza  difese  verso  il  dolore...Paura?..

Ti  ho  trascurato  e  mi  sento  in  colpa  ma  mi  sembra  di  sentire  la  tua  voce  roca -  mentre  un  accenno  di  sorriso  apre  la  tua  bocca -  dirmi: “Gregorio  hai  fatto  quello  che  potevi,  mi  hai  dato  amicizia  quando  serviva  e  questo  è  già  molto”.  Dico  così  perchè  nella  tua  magnanimità  sei  sempre  stato  pronto  a  giustificare  un  amico.

Caro  Maestro,  il  valore  dell’amicizia  disinteressata  l’ho  capito  bene  il  giorno  che  Tu  ti  sei  schierato  a  difesa  dei  “Rapaci”. Ti  ricordi?  Ti  conoscevo  da  poco  eppure  Tu  ti  sei  attivato  nel  sostenermi  e  sostenerci  contro  tutti  e  contro  tutto; hai  voluto  essere  parte  del  gruppo  assumendo  il  nome  di  Rapace: il  “Nibbio”.  Per  il  gruppo  hai  operato  spesso  e  volentieri  con  quello  strumento  del  tuo  lavoro: “la  parola”.

Caro  Sergio,  so  che  non  può  mancarmi  il  tuo  perdono,  non  può  mancarmi  perchè  mi  volevi  bene.

Oggi  piango,  piango  la  tua  dipartita, piango  la  vicinanza  di  un  uomo  vero  che  non  ho  più, piango  la  tua  saggezza, i  tuoi  silenzi,  i  tuoi  consigli,  rimpiango  la  tua  bravura  nel  saper  tradurre  progetti  e  sogni  in  reatà.

Caro  Maestro, sono  il  dolore  e  la  nostalgia  che  mi  fanno  scrivere  pensieri  umani...e  il  tuo  insegnamento  è  stato  un  continuo  invito.  Mi  ricordo,  quando  io  non  prendevo  sul  serio  il  tuo  invito  a  scrivere,  che  mi  riprendevi  con  tono  quasi  serio: “Gregorio  hai  avuto  in  dono  la  sensibilità  d’animo!?  Bene!  Usala  per  scrivere,  non  può  fare  che  piacere  a  chi  crede  in  te”.

Ora,  caro  Maestro  spero  che  ti  faccia  piacere  questo  mio  ultimo  pensiero  in  chiave  un  po’  meno  umana:  sono  credente  e  la  fede  in  Gesù  mi  porta  a  pensare  che  un  giorno  ci  troveremo  ancora  tutti  insieme:  Rapaci  e  simpatizzanti.

Faremo  gruppo  con  bici  nuove  fiammanti,  Tu  che  ci  hai  preceduto  ci  farai  da  guida  su  strade  infinite  dove  sfileremo  con  i  giusti  del  paradiso  e  Tu  sarai  ancora  il  nostro  Maestro  scrivendo  sul  libro  dell’amicizia.  Ciao  Maestro.

L'AMICO GREGORIO SOTTOCORNA 

 

CIAO SERGIO, ORA RIPOSA IN PACE NEL GIARDINO DEI GIUSTI

 

 

 

Era gremito all’inverosimile il Duomo di Vercelli per la celebrazione del funerale di Sergio Robutti . Il feretro in noce chiaro, semplice come Lui, era sormontato  da un cuscino di rose rosse con accanto una maglia da ciclista e un libro, le sue grandi passioni e infine un cesto di rose e margherite della Christian Sport . Una grande folla di amici, conoscenti, colleghi giornalisti e tanti, tantissimi  sportivi rende  omaggio ad un Uomo straordinario che amava le cose semplici e chiare, tipiche di un uomo d’azione che di “personaggio” aveva davvero poco ma era dotato di altri carismi come la serietà, lo stile, la sobrietà e un talento naturale per il  suo lavoro di giornalista e di sportivo  puro.  Nei primi banchi dell’ampia basilica c’erano la moglie Teresa con a fianco il figlio Matteo, poi il fratello  Carlin che come Sergio ama il ciclismo e Samantha Profumo che di Sergio  si sente figlia adottiva, poi  gli amici del Palzola e anche Marco Pentagoni  che ha sentito forte il  bisogno di abbracciare Samantha e salutare i Robutti family per la particolare attenzione di Sergio ha sempre avuto nei suoi confronti . Tutte gli altri posti sono occupati da amici comuni e di sport con in testa Alberto Filippini, amico fraterno  fin dall'infanzia.

La cerimonia ha inizio con un canto davvero delicato di Don Stefano Bedello che prima di farsi prete è stato allievo del nostro Sergio, all’epoca direttore del Sesia,   quando a soli 17 anni …imparava  l’arte del giornalismo. Lo ricordo bene – ha raccontato Don Stefano durante l’omelia – quel giorno in cui mi posò la sua mano sulla mia  e con fare paterno e protettivo mi disse:” impara a usare tutt’ e due le mani e rifletti molto su quello che scrivi e poi,  lascia sempre la possibilità di replica”. Poi la mia vocazione – continua il Don - mi portò a fare tutt’altro ma i suoi insegnamenti  e la sua straordinaria vita mi sono da esempio perchè  è stato  un uomo con delle doti fuori del comune, impegnato su tutti i fronti e sportivo vero. Particolarmente sentito l’intervento commosso di Alberto Filippini, specialmente  quando dal microfono dell’altare pronuncia  parole davvero fraterne per Sergio e la sua  domanda rimbomba… ancora  nella bella basilica di San Eusebio: ”E adesso come farò”? Anche l’intervento di Enrico Demaria , Capo Redattore della Sesia,  ha scosso tutti i presenti :” Ricordare un collega che ci ha lasciato prematuramente è sempre doloroso, figurarsi se poi il collega è stato anche il tuo amico e mentore nella professione di giornalista, lo ricordo come fosse ora quando a soli vent’anni entra nel giornale La Sesia e dimostra un fiuto straordinario per le notizie che condivideva con tutta la redazione, un grande giornalista che viene poi chiamato a collaborare con la Rai, con l’Ansa e col Corriere della Sera, il più importante giornale italiano”.

                                                                   

Mentre ascolto queste lodi mi vien da pensare che è proprio vero e  del resto, quante volte mi ha mandato pezzi di cronaca sportiva con quel suo stile inconfondibile, fluido, lineare, pungente ed elegante  e che si faceva leggere volentieri. Particolarmente sentita la testimonianza che  Samantha fa a noi amatori amici di  Sergio Robutti:” Io sono  stata letteralmente creata da Lui e portata fino ai livelli professionistici, con la partecipazione sia al Giro sia al Tour femminile. E se oggi  ho  intrapreso anche l’attività di atleta di ciclocross il merito è stato ancora una volta di  Sergio Robutti, quasi un  padre e sicuramente mentore”. Per questo Samantha, con Teresa e Matteo è stata vicina a Robutti sino all’ultimo sospiro. Ora Sergio riposa nel giardino dei giusti e ci  lascia un testamento che se  sappiamo interpretarlo sarà come un Vangelo e spero di non offendere il Suo pensiero se dico che spesso mi sussurrava che non si è colti perché in possesso di una laurea o cattolici perché in possesso di un certificato di battesimo. E’ lo stile di vita che conta, il donare e donarsi senza firme in calce e farlo col rispetto delle persone. I certificati di stima e le laure incorniciamole pure e appendiamoli nel salotto buono di casa, magari mettiamoci sotto anche un faretto per illuminarli  ma, appena possibile togliamole dalle belle cornici, spegniamo la luce e depositiamoli in fondo ad un cassetto senza vanti perché  la fede in ciò che fai, la purezza dei tuoi sentimenti, l’onestà  e l’attenzione all’altro sono un’altra cosa.

Foto

E intanto osservo Marco Pentagoni che con la sua protesi  in carbonio alla gamba sinistra si avvicina al feretro per l’ultimo saluto all’amico giornalista, poi abbraccia Samantha e infine  ci viene a salutare noi amici ciclisti stringendoci forte  la mano nel ricordo di Sergio Robutti  che aveva il dono di vedere lontano.

 

Carmine Catizzone