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A SAVONA SFRECCIA ROGERS

A SAVONA SFRECCIA ROGERS - MASTERCROSSMTB

Se doveva essere una tappa da imboscate, l'undicesima del Giro da Collecchio a Savona (ben 249 km, salita dura a 30 km dal traguardo), possiamo dire che è riuscita solo a metà: nel senso che le imboscate sono magari state tentate, ma non hanno sortito effetti. Più in particolare, le fasi in cui la corsa è sembrata potersi aprire sono state due, in corrispondenza delle due salite di giornata.

La prima, lungo il Passo Cento Croci, nella prima parte della tappa (a poco meno di 200 km dal traguardo), allorquando un gruppo di 23 uomini si è avvantaggiato. Tra questi attaccanti, Steve Morabito, compagno della maglia rosa Evans e tuttora in classifica (occupa la quinta posizione a 1'31" dal leader): la sua presenza avrebbe potuto coagulare intorno a sé qualche uomo di "mezza" classifica e dare una veste tutta particolare alla tappa. Ma ciò non è avvenuto, in parte perché il drappello non ha guadagnato troppo spazio sul gruppo, e soprattutto perché proprio la BMC di Evans e Morabito aveva intenzione di costruirsi una giornata più o meno tranquilla, lasciando andare una fuga di comprimari o comunque di uomini lontani nella generale.

Sicché, nel lungo spazio tra Cento Croci e Naso di Gatto (il nome della seconda salita), hanno avuto - per l'appunto - campo libero 14 uomini che non davano fastidio alla maglia rosa. Dopodiché la Androni, rimasta fuori dall'azione, ha lavorato per chiudere sui battistrada (e da ciò è derivato anche un dissidio proprio con Evans, che si è visto rovinare i piani dai Savio Boys), e ha riportato il gruppo a tiro dei fuggitivi ai piedi dell'ultima ascesa.

Qui il primo a muoversi è stato Julián Arredondo (che già aveva conquistato i punti Gpm al Cento Croci), il quale ha ripreso uno dopo l'altro tutti i fuggitivi, e per ultimi Dani Moreno, Manuel Bongiorno, Nicolas Roche e Georg Preidler. Solo l'austriaco è poi stato in grado di seguire il nuovo affondo di Arredondo, ma sulla coppia, proprio in cima a Naso di Gatto, sono rientrati Edoardo Zardini, Alberto Losada, Franco Pellizotti e Pierre Rolland. Occasione d'oro, per questi ultimi due, di risalire una generale che li vedeva rispettivamente in 21esima e 12esima posizione, anche se qualche altro uomo di classifica avrebbe potuto inserirsi nel tentativo e dargli quindi spessore.

Invece il gruppetto, dopo il Gpm, si è praticamente rialzato, venendo riassorbito da un plotone tirato in maniera egregia da Samuel Sánchez (altro uomo prezioso per Evans). Archiviati quindi i giochi di classifica e preso atto che l'unico sommovimento della giornata era causato da una caduta e aveva per sfortunato protagonista Diego Ulissi (ammaccato da un ruzzolone al km 75 e staccatosi poi lungo Naso di Gatto, è arrivato al traguardo con 4'21" di ritardo dal gruppo maglia rosa), il quale scivola dal settimo al 21esimo posto della generale, ci si è concentrati sulla picchiata verso Savona, al termine della quale la tappa avrebbe avuto il suo vincitore.

Nei primi chilometri di discesa, a 21 dal traguardo, Michael Rogers ha pescato a piene mani dalla scorta di coraggio che s'è portato al Giro, e ha attaccato. Manovra impeccabile, quella dell'australiano della Tinkoff, motivato ad attaccare anche dal fatto che la sua squadra, dopo aver avuto un paio di uomini in fuga (il citato Roche e con lui Rovny), non voleva chiudere la giornata senza raccogliere nulla.

Rogers, approfittando della non esaltante andatura del gruppo (nessuno voleva comprensibilmente rischiare di cadere, e non c'erano nemmeno troppi gregari che potessero tirare, visto che intorno a Evans erano rimasti appena una trentina di uomini), ha guadagnato rapidamente quel mezzo minuto che alla fine sarebbe risultato determinante.

Solo a metà discesa Zardini (in favore del compagno Battaglin) ha imposto al gruppo un ritmo più intenso, ma a quel punto, nell'uno contro uno, la lepre riusciva a tenere a una distanza stabile il cacciatore. Le cose sono un po' cambiate quando, anche grazie a una ventina di rientri da dietro, ai -12 la Trek ha potuto contribuire in forze con il corridore della Bardiani; e anche un inesauribile Preidler, per la Giant, ha dato una mano. Nonostante ciò, ai 5 km Rogers aveva ancora 30" di margine (ne aveva avuti fino a 45", qualche chilometro prima), e questo vantaggio si è dimezzato solo ai -2: a quel punto per un passista del valore di Michael era quasi scontato tenere 15" fino all'arrivo.

Ed è andata proprio così, il 34enne del Nuovo Galles del Sud (ma risiede a Varese, dove ha sposato un'italiana che gli ha dato tre figlie) ha tenuto magnificamente, tagliando il traguardo in scioltezza (con 10" sul gruppo regolato da Simon Geschke su Enrico Battaglin, Wilco Kelderman, Gianluca Brambilla, Moreno Moser, Ryder Hesjedal, Matteo Rabottini, Fabio Duarte e Alexis Vuillermoz) per la prima vittoria in un grande giro, lui che in palmarès ha tre titoli mondiali a cronometro.

Ci ha messo 14 anni di carriera da professionista per arrivarci, e ha pesantemente rischiato di non presentarsi nemmeno a questo appuntamento, viste le vicissitudini degli ultimi mesi: risultato positivo al clenbuterolo dopo la Japan Cup del 2013 (da lui vinta), è stato sospeso dalla squadra che l'ha reintegrato solo poche settimane fa, dopo che il corridore ha saputo dimostrare alla giustizia sportiva la sua assoluta buonafede: quella sostanza proveniva da carne contaminata consumata in Cina pochi giorni prima del test incriminato, sicché Rogers non è stato squalificato (pur perdendo da regolamento la Japan Cup, visto che la positività c'era comunque stata), ed ha potuto inforcare nuovamente la bici in corsa.

Ha fatto in tempo a fare un'apparizione alla Liegi (senza portare a termine la gara), quindi è stato schierato all'ultimo momento al Giro, e solo perché il colombiano Eduard Beltrán - il titolare designato - non ha potuto prendere il via dall'Irlanda del Nord per problemi di visto. Insomma, ad unire tutti i puntini che hanno portato Rogers ad alzare le braccia oggi a Savona, vien fuori un arzigogolo niente male. Per lui il meritato riscatto dopo un periodo a dir poco complicato, e la consapevolezza di poter dare ancora molto a questa squadra. Il suo capitano Rafal Majka, terzo della generale e tuttora abbastanza sottovalutato da media e tifosi, si frega le mani.

Marco Grassi

FINALE COPPA PIEMONTE E PROV. DI TORINO MTB

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